Villa Panza, dove il colore si attraversa

La facciata settecentesca di Villa Panza vista dal parco, sotto le fronde di un grande albero, a Varese
Concierge /
Art · Varese
OCT 25 · 2026

Villa Panza, dove il colore si attraversa

Flavin, Turrell e Albers nella villa del Settecento sul colle di Biumo, sopra Varese.

by Andy Pato

“Sul colle di Biumo, sopra Varese, c’è una villa del Settecento dove il colore non si guarda: ci si entra dentro. Ci sono andato con alcuni amici, una di quelle giornate senza fretta, e quella sensazione ce la siamo portata dietro fino a sera.”

Da leggere ascoltando On the Nature of Daylight di Max Richter

Il merito è di Giuseppe Panza di Biumo, uno dei grandi collezionisti del Novecento, che negli anni Settanta fece una cosa che pochi avrebbero osato. Non comprava soltanto arte americana: chiamava gli artisti a casa sua e chiedeva loro di lavorare direttamente sulle stanze. Dal 1996 la villa è del FAI, ma quella sensazione di casa abitata dall'arte è rimasta intatta.

Amici che passeggiano sul prato del parco di Villa Panza in una giornata di sole d'autunno

1. Dan Flavin — Varese corridor

C'è un corridoio, per esempio, che non dimenticherò facilmente. È il Varese corridor di Dan Flavin, del 1976, l'unica opera che Flavin creò apposta per la villa. Sono ventotto metri di luce fluorescente, verde da un lato, rosa e gialla dall'altro. Camminarci dentro cambia il colore della pelle, dei vestiti, perfino dell'aria. Non è un'opera da guardare: è un'opera che ti guarda passare.

Il Varese corridor di Dan Flavin a Villa Panza: luce fluorescente verde da un lato, rosa e gialla dall'altro

2. Dan Flavin — la stanza rossa

Poco lontano c'è una stanza in cui esiste solo il rosso. È ancora Flavin: monument 4 for those who have been killed in ambush, del 1966, dedicata ai caduti del Vietnam. Una luce sola, in un angolo, e tutto il resto che ci si arrende. È un rosso che non decora ma pesa, e ti resta addosso anche quando esci.

Un visitatore attraversa la stanza rossa di Dan Flavin, monument 4 for those who have been killed in ambush, a Villa Panza

3. James Turrell — Skyspace I

Poi alzi gli occhi, e il colore lo fa il cielo. Nello Skyspace I di James Turrell, del 1974, considerato il primo della sua lunga serie, un quadrato aperto nel soffitto incornicia il cielo sopra Varese. Il cielo smette di essere uno sfondo e diventa un quadro che cambia colore mentre lo guardi. Io ci sarei rimasto un’ora.

Lo Skyspace I di James Turrell a Villa Panza: un quadrato aperto nel soffitto incornicia il cielo azzurro e le nuvole

4. Josef Albers — Meditations

Al primo piano, fino al 10 gennaio 2027, c’è Josef Albers. Meditations, a cura di Nicholas Fox Weber, riunisce ventinove opere delle serie Homage to the Square e Variant/Adobe, con un prestito da Peggy Guggenheim. Albers ha passato la vita a dimostrare che un colore non è mai solo: cambia a seconda di chi ha accanto. Qui, tra Flavin e Turrell, quella lezione sembra scritta per questa casa. Il quadrato giallo, grigio e oliva, che arriva dalla collezione di Luca Guadagnino, mi ha tenuto fermo più a lungo di quanto avrei immaginato.

Un quadrato giallo e grigio della serie Homage to the Square di Josef Albers, nella mostra Meditations a Villa Panza

5. Meg Webster — Cone of Water

E fuori, nel cortile d’onore, c’è Cone of Water di Meg Webster: un cono di ferro rovesciato colmo di quasi cinquemila litri d’acqua. Non ha un colore suo, prende quello del cielo. È l’opera più quieta di tutte, e forse quella che riassume meglio il resto.

Il giardino di Villa Panza in autunno, tra foglie gialle e alberi in controluce

Il finale: a tavola da Luce

La giornata con gli amici è finita a tavola da Luce, il ristorante dentro la villa. In cucina c’è lo chef Matteo Pisciotta, che fa una cucina creativa legata al territorio di Varese, con le verdure dell’orto della villa, e la sala è firmata Gae Aulenti. Anche questo fa parte delle cose da vedere.

La sala del ristorante Luce dentro Villa Panza, con la tavola apparecchiata, le sedie in vimini e i grandi specchi

Il filo di tutto

Il filo è uno solo: il colore è un'esperienza, prima ancora di essere una tinta. Panza l'aveva capito cinquant'anni fa.

Da sapere prima di andare

Villa e Collezione Panza è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 18. Fino al 4 novembre alcuni spazi sono chiusi per l'allestimento di un nuovo progetto, che apre il 5 novembre, e anche le scuderie restano chiuse. La mostra di Albers resta aperta fino al 10 gennaio 2027. Il ristorante Luce è in Piazza Litta 1 ed è chiuso il lunedì. Su Instagram: @villapanza e @fondoambiente.

Andy

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