Sul colle di Biumo, sopra Varese, c’è una villa del Settecento dove il colore non si guarda: ci si entra dentro. Ci sono andato con alcuni amici, una di quelle giornate senza fretta, e quella sensazione ce la siamo portata dietro fino a sera.
Il merito è di Giuseppe Panza di Biumo, uno dei grandi collezionisti del Novecento, che negli anni Settanta fece una cosa che pochi avrebbero osato. Non comprava soltanto arte americana: chiamava gli artisti a casa sua e chiedeva loro di lavorare direttamente sulle stanze. Dal 1996 la villa è del FAI, ma quella sensazione di casa abitata dall'arte è rimasta intatta.
C'è un corridoio, per esempio, che non dimenticherò facilmente. È il Varese corridor di Dan Flavin, del 1976, l'unica opera che Flavin creò apposta per la villa. Sono ventotto metri di luce fluorescente, verde da un lato, rosa e gialla dall'altro. Camminarci dentro cambia il colore della pelle, dei vestiti, perfino dell'aria. Non è un'opera da guardare: è un'opera che ti guarda passare.
Poco lontano c'è una stanza in cui esiste solo il rosso. È ancora Flavin: monument 4 for those who have been killed in ambush, del 1966, dedicata ai caduti del Vietnam. Una luce sola, in un angolo, e tutto il resto che ci si arrende. È un rosso che non decora ma pesa, e ti resta addosso anche quando esci.
Poi alzi gli occhi, e il colore lo fa il cielo. Nello Skyspace I di James Turrell, del 1974, considerato il primo della sua lunga serie, un quadrato aperto nel soffitto incornicia il cielo sopra Varese. Il cielo smette di essere uno sfondo e diventa un quadro che cambia colore mentre lo guardi. Io ci sarei rimasto un’ora.
Al primo piano, fino al 10 gennaio 2027, c’è Josef Albers. Meditations, a cura di Nicholas Fox Weber, riunisce ventinove opere delle serie Homage to the Square e Variant/Adobe, con un prestito da Peggy Guggenheim. Albers ha passato la vita a dimostrare che un colore non è mai solo: cambia a seconda di chi ha accanto. Qui, tra Flavin e Turrell, quella lezione sembra scritta per questa casa. Il quadrato giallo, grigio e oliva, che arriva dalla collezione di Luca Guadagnino, mi ha tenuto fermo più a lungo di quanto avrei immaginato.
E fuori, nel cortile d’onore, c’è Cone of Water di Meg Webster: un cono di ferro rovesciato colmo di quasi cinquemila litri d’acqua. Non ha un colore suo, prende quello del cielo. è l’opera più quieta di tutte, e forse quella che riassume meglio il resto.
La giornata con gli amici è finita a tavola da Luce, il ristorante dentro la villa. In cucina c’è lo chef Matteo Pisciotta, che fa una cucina creativa legata al territorio di Varese, con le verdure dell’orto della villa, e la sala è firmata Gae Aulenti. Anche questo fa parte delle cose da vedere.
Il filo è uno solo: il colore è un'esperienza, prima ancora di essere una tinta. Panza l'aveva capito cinquant'anni fa.
Da sapere prima di andare
Villa e Collezione Panza è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 18. Fino al 4 novembre alcuni spazi sono chiusi per l'allestimento di un nuovo progetto, che apre il 5 novembre, e anche le scuderie restano chiuse. La mostra di Albers resta aperta fino al 10 gennaio 2027. Il ristorante Luce è in Piazza Litta 1 ed è chiuso il lunedì. Su Instagram: @villapanza e @fondoambiente.